
Come fare centro nelle Filippine?
Le Filippine sono state per me un Paese incredibile ma non facile. Non è una destinazione “semplice” e non lo diventerà mai davvero ed è proprio questo uno dei suoi tratti distintivi. È ancora un Paese poco turistico rispetto ad altri angoli del Sud-Est asiatico, soprattutto se si esce dalle rotte più battute, e questo significa dover fare i conti con un clima imprevedibile, spostamenti complessi e una logistica che raramente fila liscia. I voli interni cambiano orari, i traghetti dipendono dal mare, le distanze tra un’isola e l’altra richiedono tanto tempo e adattamento.
È un viaggio che non consiglierei a chi parte senza esperienza, soprattutto se si vuole viaggiare in autonomia e non affidarsi a un tour operator. Qui serve organizzazione vera, capacità di rivedere i piani all’ultimo momento, pazienza quando qualcosa va storto e una buona dose di problem solving. Non è il tipo di viaggio in cui tutto è già pronto, prenotato e garantito: spesso bisogna costruirlo strada facendo, accettando imprevisti e compromessi. Proprio per questo, però, restituisce moltissimo a chi è disposto a mettersi in gioco.
Uno degli aspetti che più colpisce è il rapporto con le persone. I filippini sono un popolo incredibilmente gentile, accogliente e disponibile, spesso al di là di ogni aspettativa. Non è un’ospitalità costruita per il turismo, ma qualcosa di spontaneo, quotidiano, autentico. Ti aiutano anche quando non hanno nulla da guadagnarci, sorridono sempre, si fanno in quattro per trovare una soluzione. Questo rende il viaggio molto più umano e, nei momenti di difficoltà, fa davvero la differenza. Sto generalizzando un pochino ma non ho vissuto esperienze che mi hanno smentito.
Requisiti di accesso
Per entrare nelle Filippine serve il passaporto, con almeno 6 mesi di validità residua. Se viaggi per turismo e resti fino a 30 giorni, come cittadina/o italiana/o non devi richiedere alcun visto prima della partenza. All’arrivo ti viene semplicemente apposto sul passaporto un permesso turistico gratuito di 30 giorni. È però necessario avere un biglietto di uscita dal Paese entro questo periodo che può essere un volo di ritorno o verso un’altra destinazione.
Oltre al passaporto, è obbligatoria la compilazione dell’e-Travel, una registrazione elettronica richiesta dal governo. Non è un visto, non costa nulla e si compila solo online sul sito ufficiale:
👉 https://etravel.gov.ph
L’e-Travel deve essere compilato nelle 72 ore precedenti l’arrivo. Durante la procedura vengono richiesti i dati del passaporto, le informazioni del volo, l’indirizzo del primo alloggio e un’email valida. Al termine viene generato un QR code. In teoria, se arrivi senza averlo compilato, non ti viene negato l’ingresso: nella maggior parte dei casi ti fanno completare la registrazione direttamente in aeroporto. Detto questo, farlo prima è decisamente meglio, perché evita code, perdite di tempo e compilazioni last-minute quando sei stanco/a dopo il volo.
Per maggiori informazioni sul paese e sulla vita nelle Filippine vi consiglio il canale Youtube di Mirco Basile, italiano che vive a Palawan. Io l'ho trovato molto utile durante l'organizzazione del viaggio
Le Filippine sono ideali per chi vuole vedere uno dei mari più belli del mondo — acque cristalline, fondali intatti, spiagge ancora poco toccate — e non si spaventa davanti alla fatica necessaria per raggiungerli. Non sono il Paese del “tutto facile”, ma quello della ricompensa dopo lo sforzo. E quando arrivi, quando finalmente sei lì, capisci che ne è valsa la pena.



Il Kit dei campioni
I must-have per rendere il viaggio più facile e per immortalare gli spot migliori
Il drone
Se state organizzando un viaggio nelle Filippine e amate creare contenuti, il drone può davvero cambiare il modo in cui racconterete l’esperienza. In luoghi come Coron, El Nido o le piccole isole delle Visayas, le prospettive dall’alto sono semplicemente incredibili: lagune nascoste tra pareti di roccia calcarea, banchi di sabbia che emergono nel nulla, sfumature d’acqua che passano dal verde smeraldo al blu profondo nel giro di pochi metri. Riprendere questi paesaggi dall’alto permette di restituire la vastità e la geometria naturale dell’arcipelago, cosa che da terra spesso non si percepisce. È fondamentale però informarsi sempre sulle normative locali, evitare aree protette o affollate e prestare grande attenzione al meteo: il vento può alzarsi rapidamente e gli acquazzoni tropicali arrivano all’improvviso. Noi abbiamo il DJI Mavic Mini 2 (link), leggero, facile da portare nel bagaglio a mano e non richiede registrazioni troppo complesse nella maggior parte dei paesi essendo il peso inferiore ai 250 grammi.


La gopro
Accanto al drone, una GoPro o un’action cam impermeabile è quasi indispensabile. Gran parte dell’esperienza nelle Filippine si svolge in acqua: snorkeling sopra barriere coralline, nuotate in lagune cristalline, kayak tra le scogliere, cascate nascoste nella giungla. Avere una camera resistente all’acqua permette di riprendere tutto senza ansia, sia sopra che sotto la superficie. Inoltre è perfetta anche in barca, dove schizzi, umidità e piogge improvvise sono all’ordine del giorno. Con una semplice staffa o un galleggiante si possono ottenere riprese stabili e immersive, ideali per raccontare davvero cosa si prova a nuotare in uno dei mari più belli del mondo. Vi consiglio la AKASO Brave Pro 4 (link), una scelta economica e versatile, soprattutto in viaggio. Non è la GoPro di punta, ma offre un ottimo equilibrio tra qualità, portabilità e prezzo: video fino a 4K. In un contesto come le Filippine, dove passerete dal sole pieno alle ombre delle grotte, dalle acque cristalline ai cieli nuvolosi, una action cam resistente all’acqua fino a 10 metri è un enorme vantaggio.
Infine, lato organizzativo, un alleato fondamentale è l’app (link) di Cebu Pacific (così come quella di altre compagnie locali, se utilizzate). I voli interni sono il modo più rapido per spostarsi tra le isole, ma nelle Filippine gli orari possono subire variazioni anche all’ultimo momento a causa di meteo o traffico aereo. Avere l’app sul telefono consente di fare check-in online, avere sempre a disposizione la carta d’imbarco digitale e ricevere notifiche in tempo reale su eventuali cambi di gate o ritardi. In un Paese dove gli spostamenti fanno parte integrante dell’avventura, poter monitorare tutto facilmente aiuta a viaggiare con maggiore tranquillità e flessibilità.
L'app cebu pacific
Le tappe del nostro viaggio



La vera difficoltà, paradossalmente, non è arrivare fin lì, ma scegliere. Con oltre 7.000 isole, le Filippine obbligano a fare selezioni dolorose. Non esiste un itinerario giusto in assoluto: esistono isole perfette per chi cerca immersioni, altre per chi vuole spiagge selvagge, altre ancora per surf, natura o vita locale. Capire quali siano quelle più adatte a te richiede tempo, ricerca e consapevolezza di ciò che stai cercando davvero. È un Paese che non si visita una volta sola, perché ogni scelta implica una rinuncia.
E tu per che isola sei fatto?
Non potendo mettervele tutte e 7000...vi indico alcune delle più gettonate


Coron è una delle destinazioni più spettacolari delle Filippine: ti aspettano laghi color smeraldo incastonati tra scogliere calcaree (come Kayangan e Barracuda Lake), lagune nascoste, isolette disabitate e un mare trasparente perfetto per snorkeling e immersioni tra relitti della Seconda Guerra Mondiale; il paese in sé è semplice ma le escursioni in barca tra karst, spiagge bianchissime e fondali incredibili rendono l’esperienza memorabile, con un’atmosfera più selvaggia rispetto a El Nido e un ritmo rilassato ideale se cerchi natura pura e acqua cristallina.






Panglao e Bohol sono due destinazioni complementari e facili da visitare insieme: Panglao è famosa per spiagge tranquille e sabbia bianca come Alona Beach, mare limpido, ottimo snorkeling e un’atmosfera rilassata con buone strutture turistiche, mentre l’isola di Bohol offre un lato più naturalistico e culturale con le celebri Chocolate Hills, la possibilità di vedere i minuscoli tarsier, crociere sul fiume Loboc tra la giungla e numerose chiese coloniali; è una zona meno spettacolare dal punto di vista marino rispetto a Palawan, ma molto varia, autentica e perfetta se vuoi alternare mare, natura e escursioni interne senza spostamenti complicati.
El Nido, a Palawan, è probabilmente l’immagine da cartolina delle Filippine: un arcipelago di isole calcaree spettacolari, lagune turchesi come Big e Small Lagoon, spiagge bianchissime e fondali perfetti per snorkeling e island hopping, con tour in barca organizzati ogni giorno tra scenari davvero mozzafiato; il paese è più sviluppato e turistico rispetto a Coron, con più ristoranti e vita serale, ma resta informale e rilassato, ideale se cerchi mare incredibile, paesaggi iconici e un’atmosfera vivace ma sempre immersa nella natura.
Boracay è la meta da sogno per chi cerca spiagge bianchissime, sabbia finissima come polvere e acque turchesi cristalline, con una vita notturna vivace, bar sulla spiaggia e attività come windsurf, kite e snorkeling; l’isola è piccola e facile da girare, ideale per rilassarsi, fare escursioni in barca alle isolette vicine o godersi tramonti spettacolari, ma è molto più turistica e affollata rispetto a destinazioni come Palawan o Bohol.




Luzon è l’isola più grande e varia delle Filippine e offre paesaggi spettacolari fatti di vulcani iconici come il Mayon e il Taal, risaie terrazzate patrimonio UNESCO come quelle di Banaue e Batad, montagne selvagge e villaggi tradizionali nel nord, oltre a una capitale, Manila, caotica ma interessante soprattutto nella zona coloniale di Intramuros; non è la meta ideale se cerchi solo mare da cartolina come a Palawan, ma è perfetta se vuoi natura potente, trekking, cultura autentica e un’esperienza più intensa e meno turistica, tenendo conto però che gli spostamenti possono essere lunghi e un po’ faticosi.
Siargao è l’isola ideale se cerchi un’atmosfera rilassata, surf epico e natura selvaggia: famosa per la Cloud 9, una delle onde più celebri al mondo, offre lagune nascoste, piscine naturali come le Magpupungko Rock Pools, palme a perdita d’occhio e piccole spiagge tranquille, con un ritmo lento e autentico, villaggi semplici e un mix di avventura e relax lontano dal turismo di massa, perfetta per chi vuole sentirsi immerso nella vera vita da isola tropicale.

Per iniziare...
Siamo arrivati a Manila dopo un volo notturno di otto ore con Cebu Pacific da Dubai. Devo dire che, tutto sommato, è stata una bella mazzata… ma sopportabile. Parliamo di una compagnia low cost: si vola per molte ore su aerei simili a quelli di EasyJet, quindi senza schermo e senza cibo. Lo spazio è quello che è e bisogna organizzarsi per passare il tempo, ma se l’obiettivo è risparmiare, la scelta è assolutamente azzeccata. Il volo è arrivato puntuale, lasciandoci subito un’ottima impressione della compagnia… impressione che, devo ammettere, è stata smentita poco dopo 😅
Scherzo. I ritardi, come anticipavo, nelle Filippine sono piuttosto frequenti, ma non dipendono dalla disorganizzazione della compagnia: sono spesso causati da scioperi, condizioni meteo avverse o altre situazioni imprevedibili.
Per tutti gli spostamenti interni ci siamo sempre affidati a voli Cebu: uno è stato cancellato e riprogrammato per la mattina successiva molto presto, un altro è stato dirottato su un aeroporto diverso a causa del maltempo. Quello che ci ha colpito davvero in positivo è stata l’impeccabile organizzazione della compagnia aerea, decisamente migliore rispetto a quella che avevamo sperimentato a Charles de Gaulle in occasione di un problema simile.
Nel primo caso, ad esempio, il volo è stato cancellato a metà pomeriggio: nel giro di pochissimo tempo ci hanno portato in hotel con una navetta arrivata quasi subito, ci hanno offerto la cena e, la mattina seguente prestissimo, ci hanno caricati su un’altra navetta per riportarci in aeroporto — non a Manila, ma a Clark, a circa 90 km di distanza. Poco importava: l’importante era partire. Abbiamo preso il volo alle sei del mattino e alle otto eravamo già atterrati a Coron, pronti a goderci la giornata come se nulla fosse successo. Complice la felicità di essere lì, non abbiamo neppure sentito la stanchezza.
È evidente che, per avere una tale rapidità nel problem solving, siano abituati a gestire situazioni di questo tipo. Un piccolo consiglio: non viaggiate con troppe valigie. Gli aerei dei voli interni sono piuttosto piccoli e, talvolta, il personale di terra seleziona i bagagli da imbarcare, lasciandone a terra una parte da caricare su voli successivi meno pieni. Di solito, imbarcando una sola valigia questo non accade, ma con due è praticamente matematico.
Noi, teoricamente, avremmo dovuto imbarcarne una sola, ma il peso dei trolley — uno piccolo a testa — sommato a quello degli zaini superava il limite consentito, quindi siamo stati costretti a imbarcare anche uno dei due bagagli a mano. Risultato: in un volo ci è arrivata la valigia grande ma non il bagaglio a mano di Marco che l'ha presa più comoda raggiungendoci tre giorni dopo :)


Sempre meglio optare per un'assicurazione di viaggio, soprattutto in questo tipo di viaggio.
Noi abbiamo optato per l'assicurazione Allianz, vi lascio qua il link.
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Manila - Luzon
Atterriamo a Manila di prima mattina e, devo dirlo, la città mi colpisce subito. Non è un impatto gentile: è diretto, rumoroso, disordinato. Il traffico è ovunque, le strade sono un groviglio continuo di auto, jeepney, motorini e i cavi elettrici si intrecciano sopra le nostre teste come liane urbane
Noi alloggiavamo a Makati, la parte più nuova e moderna della città e forse anche quella che più sorprende. Grattacieli di vetro, centri commerciali giganteschi, uffici, locali, ristoranti di ogni tipo. Makati è ordinata, quasi “occidentale” a tratti, ma non perde mai il suo carattere asiatico. È una zona che vive a qualsiasi ora del giorno: al mattino presto c’è chi corre nei parchi cittadini, a pranzo i business lunch riempiono i ristoranti, la sera le strade si accendono di luci e di vita. Camminare a Makati significa passare, nel giro di pochi metri, da un edificio ultramoderno a un chiosco improvvisato, da un locale alla moda a una bancarella di street food. È un continuo contrasto che non stanca mai.
Nel pomeriggio ci spostiamo a Intramuros, il cuore storico di Manila, e il cambio di atmosfera è immediato. Se Makati guarda al futuro, Intramuros racconta il passato coloniale spagnolo della città. Mura antiche, strade acciottolate, edifici bassi, chiese imponenti. Qui Manila rallenta, diventa più silenziosa, quasi solenne. Con una guida locale attraversiamo questo quartiere fortificato, ascoltando storie di dominazioni, invasioni, distruzioni e rinascite. Intramuros è stato raso al suolo durante la Seconda guerra mondiale e ricostruito pezzo per pezzo: camminarci dentro significa letteralmente attraversare le cicatrici della città. È uno di quei luoghi che non colpiscono per il peso della storia che si portano addosso.
Il giorno seguente decidiamo di lasciare la città per esplorare un volto completamente diverso di Luzon, quello più rurale, fatto di laghi, vulcani e piantagioni. Lasciamo alle spalle il traffico di Manila e, chilometro dopo chilometro, il paesaggio cambia. La strada si fa più verde, più aperta, più tranquilla. Arriviamo a Tagaytay, un piccolo villaggio sulle colline, famoso per la vista spettacolare sul lago Taal e sul suo vulcano.
Il Taal è un vulcano dentro un lago, che a sua volta si trova all’interno di un altro vulcano. Una geografia complessa, affascinante, che osserviamo dall’alto, avvolti da un’aria più fresca rispetto a Manila. La prima cosa che mi colpisce, però, non è il panorama — pur magnifico — ma la totale assenza di turisti stranieri. Intorno a noi ci sono quasi esclusivamente filippini. Famiglie, coppie, gruppi di amici arrivati lì per passare la giornata.
In effetti, chi racconta le Filippine spesso tende a snobbare Manila e, più in generale, l’isola di Luzon, considerate poco interessanti o addirittura pericolose. Io credo invece che siano un punto di partenza fondamentale per capire davvero il Paese. Qui non ci sono spiagge da cartolina né mare cristallino, ma c’è l’anima più autentica delle Filippine: quella quotidiana, rurale, lontana dall’immaginario turistico.
È stato un vero bagno di storia e cultura locale. Durante la giornata abbiamo imparato moltissimo: delle tradizioni, del profondo cristianesimo che permea il Paese, del costo della vita, del sistema scolastico, delle pensioni, delle festività. Proprio sulle rive del lago Taal c’erano tantissimi filippini in gita dalle province: era il 3 gennaio e, per loro, le festività natalizie non erano ancora finite. Le famiglie si ritrovavano come accade anche da noi durante le feste: picnic improvvisati, aquiloni che coloravano il cielo, bambini che correvano ovunque, pentole fumanti di zuppe di manzo, passeggiate lente lungo il lago tra bancarelle di frutta fresca e artigianato locale in legno.
Quando penso a Manila, mi tornano in mente tutte queste immagini, ma anche la quotidianità semplice dei nostri giorni a Makati. Il nostro hotel, essenziale ma confortevole, il ristorante lì vicino dove abbiamo finito per mangiare quasi sempre. Il baracchino dove cambiavamo i soldi, con una signora sorridente dietro le grate e il proprietario sempre fuori armato :) a controllare che tutto andasse bene. Il piccolo Dunkin’ Donuts dove facevamo colazione con le strawberry sprinkles, proprio accanto al banco del pesce dove, invece, si faceva colazione “alla locale”. Le luci incessanti delle strade di Makati, il rumore, il caos, la vita che non si ferma mai.
Ho adorato quei giorni. Credo che quando le persone ti entrano nel cuore riescano a rendere un posto infinitamente più memorabile di qualsiasi panorama mozzafiato.


I nostri tour:
tour di un pomeriggio in centro a Manila prenotato su get your guide (link al tour)
Tour in giornata di Taal e Tagaytay prenotato su get your guide (link al tour)



Coron - Palawan
Le vicissitudini del volo per arrivare a Coron le ho già raccontate… ma ora arriviamo finalmente in paradiso. Ragazzi, Coron è un’isola incredibile. Dopo essere atterrati alle 8 del mattino, abbiamo avuto la sensazione di essere stati catapultati in un altro mondo. Intorno a noi, una natura potentissima, verdissima, quasi primordiale: uno scenario che ricorda davvero Jurassic Park.
L’albergo è venuto a prenderci direttamente in aeroporto che è talmente piccolo e raccolto che in pochissimi minuti avevamo già ritirato le valigie ed eravamo sul taxi dell’hotel. Fuori non ci sono taxi ad aspettare: sono gli alberghi stessi a organizzare i trasferimenti.
In circa 25 minuti raggiungiamo il resort (di cui vi parlerò più avanti). Ci fermiamo subito a fare colazione e, senza esagerare, il buffet era davvero eccezionale: una di quelle colazioni in cui qualsiasi pietanza desideri è presente. Alle 10.30 arriva a prenderci il ragazzo del nostro tour privato e iniziamo l'avventura.
Inizialmente avevamo in programma due tour distinti con due tour operator locali diversi: il primo di gruppo il 5 gennaio e il secondo privato il 6. Tuttavia, essendo arrivati la mattina presto del 5 invece che il pomeriggio del 4, siamo stati costretti ad annullare il tour di gruppo, non potendo certo chiedere di iniziarlo alle 10 anziché alle 8, l’orario previsto.
Chiediamo quindi ai ragazzi del tour privato se possono portarci in giro loro entrambi i giorni. Per fortuna riescono a organizzarsi e ad accontentarci.
Il risultato è stato meglio del piano originale: primo giorno partenza alle 10.30, secondo giorno alle 8, con rientro in entrambi i casi verso le 15. Abbiamo fatto tombola..
Per rendere davvero l’idea di quello che abbiamo visto in questi due giorni, vi lascio un video con tutte le mete toccate e il dettaglio di chi contattare.
Quello che ci ha sorpreso maggiormente, fin da subito, è stata la premura costante dei ragazzi sulla nostra barca affinché tutto andasse per il meglio. Jonas e il suo team erano incredibili. Riuscivano davvero a “evitare le nuvole” — e non scherzo. A Coron il meteo cambia molto rapidamente: la pioggia può iniziare e finire nel giro di pochi minuti, in modo improvviso e molto localizzato. Loro monitoravano i nuvoloni all’orizzonte e li schivavano con una sicurezza e una naturalezza impressionanti.
E poi i pranzi. Un giorno abbiamo mangiato direttamente sulla barca, il secondo su una piccola spiaggia. Pesce, pollo, noodles, riso, frutta freschissima e buonissima… una vera goduria. Ma, come spesso accade, erano soprattutto i piccoli gesti a fare la differenza: ci aiutavano con maschere e pinne per fare snorkeling, ci assistevano immediatamente non appena tornavamo sulla barca, ci aiutavano a risalire senza mai farci sentire di intralcio. Portavano Marco nei punti migliori per far volare il drone, scegliendo sempre le zone più scenografiche.
Sono stati giorni magici, immersi nel mare più bello che abbia mai visto in vita mia. Venivano a prenderci direttamente in hotel, ci portavano al porto con un jeepney pagato da loro e, a fine giornata, ci riaccompagnavano a destinazione. Il secondo giorno sono persino passati prima al porto a prendere pinne e kayak, così da averli già pronti al momento della partenza.
Per farvi capire davvero la differenza: abbiamo incontrato altri ragazzi italiani in viaggio che avevano visitato gli stessi luoghi, negli stessi giorni, ma con un tour di gruppo improvvisato. La loro esperienza è stata completamente diversa, segnata da pioggia frequente e continui cambi di programma. Quando hanno visto le nostre foto sono rimasti letteralmente sbalorditi. Questo viaggio non lascia spazio all'improvvisazione, vanno scelte le gite in barca affidandosi alle migliori compagnie locali.
E sì, il drone ha fatto la differenza per avere un'esperienza completa: se siete appassionati di foto e video vi consiglio caldamente di comprarlo, così come vi consiglio di investire in un tour privato, magari portando con voi anche una piccola GoPro.
Primo e secondo giorno:
Tour con Gilbert Sarciban:
pagina Instagram a questo link
numero whatsapp che trovate su Instagram: 00639459676582

El Nido - Palawan
Da Coron a El Nido: quando 40 minuti diventano un’avventura
Dopo Coron, la tappa successiva del nostro viaggio era El Nido.
Sulla carta? Facilissimo.
40 minuti di volo. Quaranta. Meno di una puntata di una serie TV.
Nella realtà? Un piccolo corso accelerato su cosa significa viaggiare nelle Filippine: paesaggi incredibili, organizzazione “creativa” e la necessità di sviluppare una certa filosofia zen.
Il meteo decide di non collaborare. Il volo diretto viene deviato su Puerto Princesa, sempre a Palawan, ma decisamente più a sud rispetto alla nostra destinazione.
Atterriamo. Ci guardiamo.
“Ok… e adesso?”
Qui devo dire che Cebu Pacific è stata efficiente: van con autista e trasferimento via terra fino a El Nido.
Peccato che “via terra” significhi 5 ore di strada.
5 ore di van, curve e buio tropicale
Il tragitto da Puerto Princesa a El Nido dura circa 5 ore.
La strada alterna tratti asfaltati bene ad altri più dissestati. Molte curve, saliscendi continui e pochissima illuminazione notturna.
Se vi capita dopo il tramonto (come a noi), preparatevi a:
curve infinite
vegetazione fitta ai lati
guida piuttosto dinamica (il nostro autista è stato un fenomeno)
Arriviamo verso le 21:00.
Stanchi, un po’ frastornati… ma finalmente a destinazione.
El Nido: aspettative altissime, impressioni più contrastanti
Devo essere sincera: El Nido è stata la tappa che mi è piaciuta meno dell’intero viaggio.
Ed è curioso, perché era quella su cui avevamo le aspettative più alte.
I motivi principali:
Alloggio non all’altezza delle foto.
Centro molto turistico.
Vita serale piuttosto vivace.
Rispetto a Coron, che mantiene un’atmosfera più tranquilla e autentica, El Nido è decisamente più sviluppata e orientata al turismo internazionale.
Attenzione però: questo non significa che non sia bella.
Dal punto di vista naturalistico è spettacolare.
Il vero cuore di El Nido: le escursioni nell’arcipelago Bacuit
Dopo l’arrivo movimentato, El Nido ci accoglie con il suo panorama iconico: pareti di roccia calcarea che si innalzano verticali dal mare, acqua color smeraldo e piccole barche tradizionali che scivolano tra le isole dell’Bacuit Archipelago.
È una destinazione che promette tantissimo — e dal punto di vista paesaggistico mantiene ogni promessa.
Il primo giorno l'abbiamo passato in barca e abbiamo scelto di fare Tour A e Tour B che insieme coprono alcune delle lagune e spiagge più famose di tutta Palawan (sotto le tappe da noi esplorate). Trovate anche al seguente link tutti e quattro i tour A B C D: potete sceglierne uno o combinarne due come abbiamo fatto noi.






Il secondo giorno: Papaya Beach 🌅
La mattina del secondo giorno abbiamo scelto di rilassarci a Papaya Beach.
Si raggiunge in barca o con una camminata di circa 30–40 minuti dal centro di El Nido.
È molto più tranquilla rispetto alla spiaggia principale del paese, acqua calma, sabbia chiara. Perfetta per staccare dopo le escursioni del giorno prima.
Nel pomeriggio siamo poi rientrati in paese per un giro tra le vie di El Nido Town e per goderci il tramonto. Qua il link per scoprire ed esplorare in autonomia le attrazioni cittadine.
Dove mangiare a El Nido 🍴
Nel centro di El Nido l’offerta è ampia e molto orientata al turismo. Tra i tanti locali presenti, due indirizzi si sono rivelati affidabili per qualità e semplicità.
Tutto Passa è un ristorante italiano in posizione centrale, con un menù che propone pasta, antipasti e piatti semplici. La cucina è curata, gli ingredienti sono buoni e le porzioni adeguate. È una soluzione pratica se dopo diversi giorni di riso e pesce alla griglia avete voglia di qualcosa di familiare, senza particolari sorprese.
Fuego Burgers è invece una scelta più informale, specializzata in hamburger. I panini sono ben preparati, saporiti e sostanziosi, con ingredienti freschi e combinazioni equilibrate. È adatto a una cena veloce e semplice dopo una giornata di escursioni in barca.
Tour in barca del primo giorno con Jeff Tour Guide:
pagina Instagram dove potete contattarlo in privato a questo link
Panglao e Bohol - Visayas
Da El Nido il nostro viaggio è proseguito verso Panglao e Bohol. Qui l’arcipelago cambia completamente volto: si passa da Palawan alla regione delle Visayas, con un’atmosfera diversa, più rurale e meno scenografica rispetto alle scogliere carsiche di El Nido.
In molti visitano Bohol partendo da Cebu City, sull’isola di Cebu, ma da questa servono circa due ore di traghetto per raggiungerla. Panglao invece è collegata a Bohol da un ponte e merita assolutamente una visita a discapito della caotica Cebu city. Inoltre da Panglao è più semplice organizzare l’escursione a Oslob (sull'Isola di Cebu) per vedere lo squalo balena: si impiegano circa 1 ora e 30 minuti di traghetto, mentre da Cebu City sarebbero necessarie circa 4 ore di auto.
Il volo interno, nonostante un leggero ritardo, è andato senza problemi. Atterrati all’aeroporto di Tagbilaran, il primo impatto è stato molto positivo: mare chiarissimo e pulito, ma con la sensazione immediata che qui valga la pena esplorare soprattutto l’entroterra.
La via principale di Panglao, la Circumferential Road, è un susseguirsi di piccoli hotel spartani, ristoranti locali, fast food internazionali, centri immersioni, baracchini di souvenir e agenzie che organizzano tour. L’isola è semplice, meno “curata” rispetto a Palawan, ma proprio per questo più autentica.
Uno dei ricordi più vivi è la passeggiata serale dopo cena: nel buio quasi totale, illuminando la strada con le torce dei telefoni, camminavamo dal nostro bungalow verso il centro tra rumori di motorini, musica proveniente dai locali e profumo di cibo alla griglia. Era un’atmosfera semplice, quotidiana, ma molto coinvolgente. Mi sentivo completamente a mio agio, immersa in un contesto diverso dal mio, senza sentire la mancanza di nulla.
Oslob e lo squalo balena
Come per le altre isole, anche a Panglao abbiamo soggiornato tre notti e due giorni pieni.
Il primo giorno è stato dedicato all’escursione a Oslob per l’avvistamento dello squalo balena.
L’organizzazione è molto precisa
Partenza: alle 6 di mattina da Panglao.
Trasporto: ferry di circa 1 ora e 30 minuti fino a Oslob.
Arrivo a Oslob: appena sbarcati, taxi locali, il cui autista diventa il tuo referente e guida, ti portano in circa 20 minuti al porto dove inizia l’esperienza.
All’arrivo: breve briefing sulle regole di sicurezza e sul rispetto degli animali. Gli zaini vengono lasciati al guidatore del taxi/referente guida.
Equipaggiamento minimo: maschera e boccaglio; è possibile affittare una GoPro sul posto se non la si possiede.
L’esperienza: gli squali balena sono giganteschi, pacifici e passano a pochi metri dalla canoa. Nuotare vicino a loro è emozionante, surreale, un mix di meraviglia, adrenalina e rispetto. Si possono ammirare da vicino le pinne e i dettagli della pelle, restando sempre in sicurezza e senza toccarli.
Rientro: terminata l’esperienza, si torna con la canoa al porto di Oslob, quindi in taxi al ferry e infine a Panglao, arrivando in albergo nel primo pomeriggio. Guardate il video per avere maggiori dettagli su questa incredibile esperienza!
Tra le colline di Bohol
Il secondo giorno lo abbiamo dedicato interamente all’esplorazione dell’entroterra di Bohol (immagine), partecipando a un tour in di gruppo che permette di coprire le principali attrazioni nell’arco di 8–10 ore.
La prima tappa è stata la Bilar Man-Made Forest, un tratto di strada di circa due chilometri immerso in una foresta artificiale di mogani piantata negli anni Sessanta come progetto di riforestazione. Gli alberi, alti e perfettamente allineati, creano una sorta di corridoio naturale che ombreggia completamente la carreggiata. È una sosta breve, principalmente fotografica, ma interessante per comprendere l’aspetto più verde e rurale dell’isola.
Proseguendo si raggiunge il Philippine Tarsier Sanctuary, situato nella zona di Corella. Il santuario è un’area protetta dedicata alla conservazione del tarsio filippino, uno dei primati più piccoli al mondo. La visita si svolge lungo un breve percorso nella foresta, accompagnati dal personale del centro. L’osservazione avviene nel rispetto di regole molto rigide: silenzio assoluto, divieto di flash e distanza obbligatoria dagli animali. La permanenza è relativamente breve, ma consente di vedere da vicino questa specie endemica in un ambiente controllato e protetto.
La tappa centrale della giornata sono le celebri Chocolate Hills, il simbolo geologico dell’isola. Si tratta di oltre mille colline coniche distribuite su un’area di circa cinquanta chilometri quadrati. Sono formazioni di calcare marino modellate dall’erosione nel corso di milioni di anni. La loro particolarità non è solo la forma perfettamente tondeggiante ma la ripetizione quasi regolare del paesaggio che si estende fino all’orizzonte. Durante la stagione secca l’erba che le ricopre assume una tonalità marrone, da cui il nome “Chocolate”, mentre nei mesi più umidi restano verdi.
La visita avviene dal Chocolate Hills Complex, nel comune di Carmen. Dal parcheggio si sale una scalinata di circa duecento gradini che conduce al punto panoramico principale. Da qui si ha una vista a 360 gradi sull’intero altopiano ondulato.
Dopo le Chocolate Hills abbiamo proseguito verso la Guwaon Cave, una grotta calcarea meno frequentata rispetto alle attrazioni principali. L’accesso è semplice e l’interno presenta formazioni di stalattiti e stalagmiti ben visibili, così come lo sono i ragni che le abitano. Questa tappa permette di comprendere meglio la natura carsica dell’isola, la stessa che ha originato le colline. È una visita relativamente breve ma interessante per diversificare l’itinerario.
L’ultima parte della giornata è stata dedicata alla crociera sul Loboc River. Si tratta di una navigazione su una piattaforma galleggiante motorizzata che percorre un tratto del fiume immerso in una vegetazione molto fitta. L’esperienza include generalmente un pranzo a buffet a bordo e alcune brevi soste con esibizioni culturali locali. La durata complessiva è di circa un’ora di navigazione.
I nostri tour:
Tour squalo balena:
prenotato sul sito della compagnia (link al tour)
Tour a Bohol di un giorno intero:
prenotato su get your guide (link al tour)



I nostri alloggi


A Manila abbiamo scelto il The Belamy House a Makati, e si è rivelata una base perfetta per iniziare il viaggio. La posizione è strategica, nel cuore della parte più moderna e organizzata della città, comoda per spostarsi tra ristoranti, centri commerciali e servizi. Le camere sono semplici ma estremamente funzionali, ben organizzate negli spazi e ideali dopo lunghe giornate in giro. Uno dei punti forti è sicuramente il cibo: abbiamo mangiato molto bene, sia a colazione sia negli altri momenti della giornata. Anche la palestra, ben attrezzata e curata, è un valore aggiunto non scontato, soprattutto per chi viaggia a lungo e vuole mantenere un minimo di routine. È un hotel pratico, ben gestito, senza fronzoli ma con tutto ciò che serve.


A Coron, invece, lo Zuri Resort ci ha davvero conquistati. La struttura è ampia, elegante, ariosa, con una vista meravigliosa sulla baia che da sola vale il soggiorno. La nostra camera era enorme, luminosa e con grandi vetrate che facevano entrare tutta la luce del mare. Gli spazi comuni sono curati e rilassanti, perfetti dopo una giornata di island hopping. Anche qui il cibo è stato un grande punto a favore: colazioni abbondanti e di qualità, con tantissima scelta, e aperitivi al tramonto che diventavano un piccolo rituale quotidiano. È uno di quegli hotel che contribuiscono davvero a rendere l’esperienza ancora più speciale.




A El Nido abbiamo soggiornato al Funny Lion, ma purtroppo è stata la nota meno positiva del viaggio. L’ambiente ci è sembrato molto umido e le camere avevano un odore persistente poco piacevole. In generale abbiamo percepito la struttura come meno curata rispetto alle aspettative, e anche il contesto intorno — più caotico e disordinato — non ha aiutato. El Nido in sé è più affollata e “incasinata” rispetto a Coron, ma l’hotel non è riuscito a compensare questa sensazione. Personalmente non mi sento di consigliarlo.
A Panglao, infine, abbiamo scelto Island World, una struttura più spartana rispetto alle precedenti ma sorprendentemente confortevole. I bungalow sono enormi, molto spaziosi e immersi in un contesto tranquillo. L’atmosfera è informale ma accogliente, e il personale è stato di una gentilezza rara: sempre disponibili, sorridenti, pronti ad aiutare in qualsiasi momento. Anche il ristorante ci ha stupiti positivamente: si mangia bene a qualsiasi ora, con piatti preparati al momento e porzioni generose. L’unica pecca è la piscina, che non era sempre perfettamente pulita. Per il resto, però, è una soluzione comodissima e dal rapporto qualità-prezzo molto valido, soprattutto per chi cerca un ambiente rilassato e autentico
Frequently asked questions
Cosa vedere nelle Filippine in base ai giorni di viaggio?
Se si dispone di una sola settimana, è consigliabile concentrarsi su una o due aree principali, per esempio Palawan e Coron, oppure Cebu e Bohol. In questo modo si ha il tempo di assaporare mare, snorkeling, escursioni e relax senza correre da un aeroporto all’altro. Con dieci o quattordici giorni, invece, diventa possibile esplorare due o tre arcipelaghi diversi, combinando il mare cristallino con esperienze culturali, escursioni tra vulcani e laghi, o trekking in luoghi meno battuti dal turismo. Un viaggio di due settimane consente anche di gestire con calma eventuali imprevisti, come ritardi dei voli interni o acquazzoni improvvisi che possono capitare anche in stagione secca.
In generale, ogni arcipelago principale merita almeno tre o quattro giorni pieni: uno per gli spostamenti e l’ambientamento, e due o tre per le escursioni e le attività. È importante ricordare che, anche durante la stagione secca, il meteo nelle Filippine può essere imprevedibile: a dicembre o gennaio non è raro incappare in qualche pioggia improvvisa, di solito breve e localizzata, che però può influire sui tour giornalieri. Per questo motivo, aggiungere un giorno di margine nella pianificazione può fare la differenza tra un viaggio stressante e un’esperienza piacevole e rilassata.
In che periodo visitare le filippine?
Sfumature per mese e arcipelago
Dicembre – febbraio → considerati i mesi più stabili: temperature miti (25–30 °C) e mare tranquillo, ideali per island hopping, snorkeling e immersioni. Tuttavia, soprattutto nelle zone più settentrionali e sulle coste esposte, possono verificarsi acquazzoni improvvisi.
Marzo – aprile → clima ancora secco, ma più caldo e umido. Ancora buono per visitare le isole, ma le giornate molto calde possono essere intense, soprattutto nelle zone interne.
Differenze tra arcipelaghi
Palawan e Coron (occidentale) → molto affidabili da dicembre ad aprile, mare calmo, ma non è escluso un acquazzone veloce.
Visayas (Cebu, Bohol, Siquijor, Negros) → clima simile, ma più soggetto a piovaschi improvvisi anche in stagione secca.
Mindanao e regioni meridionali → leggermente più piovose durante l’inverno, ma comunque visitabili; la stagione delle piogge è più pronunciata da giugno a ottobre.
Periodo meno consigliato
Maggio – novembre → stagione delle piogge, con rischio tifoni più alto tra agosto e ottobre, soprattutto nel nord e nelle isole centrali. Le piogge possono essere intense ma di solito brevi, e talvolta causano cancellazioni di voli o tour.
Quanto costa andare nelle Filippine?
Un viaggio nelle Filippine può essere sorprendentemente flessibile anche a livello di budget, a seconda dello stile di viaggio e delle isole che si vogliono visitare. I voli internazionali dall’Europa partono generalmente dai 500–700 € in bassa stagione, mentre in alta stagione, tra dicembre e gennaio, possono superare gli 800–900 €. Per gli spostamenti interni tra le isole, i voli low cost di compagnie come Cebu Pacific o AirAsia costano mediamente 30–80 € a tratta, ma attenzione al bagaglio, spesso limitato. Per gli alloggi le opzioni vanno dai 10–20 € a notte per ostelli e guesthouse, ai 25–50 € per hotel 3 stelle, fino a oltre 100 € per resort o boutique hotel, soprattutto a Palawan e Coron. Il cibo è molto economico nei piccoli ristoranti locali o negli street food (2–5 € a pasto), mentre nei ristoranti turistici o nei resort si spendono 15 € o più. Trasporti locali come jeepney, tricycle o bus costano pochissimo, mentre i taxi urbani oscillano tra 2 e 5 € a corsa. Tour giornalieri in barca privata, snorkeling o island hopping variano dai 40 ai 100 € a persona, mentre quelli di gruppo sono più economici, ma meno flessibili. In sintesi, un viaggio low cost può aggirarsi sui 25–35 € al giorno a persona, uno di media categoria 50–80 €, mentre chi punta al comfort tra resort e tour privati può arrivare a 100–150 € al giorno; per un viaggio di 10–12 giorni, incluso tutto tranne il volo intercontinentale, si può stimare un budget totale tra 600 € e 1.800 €, a seconda delle scelte.
Come si paga nelle Filippine carta o contanti?
Nelle Filippine si può pagare sia con carta che in contanti, ma nella pratica i contanti restano indispensabili, soprattutto fuori dalle grandi città e nelle isole più piccole. Hotel, resort, ristoranti strutturati e centri commerciali nelle città come Manila o Cebu City accettano normalmente carte di credito, mentre a El Nido, Coron o Panglao molti locali e piccoli hotel funzionano solo in contanti e spesso i POS non sono affidabili. Gli ATM ci sono nei centri principali e negli aeroporti, ma possono esaurire contanti o avere limiti di prelievo bassi, quindi è sempre consigliabile prelevare abbastanza prima di spostarsi verso zone più remote. In generale, per tour, trasporti locali, ristoranti semplici e acquisti di souvenir i contanti sono il metodo più pratico e sicuro. Per le escursioni in barca sono essenziali ovviamente. Mio consiglio spassionato, portate contanti dall'Italia e cambiateli man mano.
Cosa posso abbinare a un viaggio nelle Filippine?
Se stai pianificando un viaggio nelle Filippine, un’ottima idea è abbinarci Hong Kong. La città è incredibilmente vicina e ben collegata via aereo alle principali destinazioni filippine, il che la rende perfetta per un breve stopover o per qualche giorno extra alla fine del viaggio. Hong Kong offre un mix unico di modernità e tradizione: puoi passeggiare tra grattacieli futuristici e mercati coloratissimi, esplorare templi antichi e quartieri storici, oppure gustare la cucina locale dai dim sum ai ristoranti stellati. Dopo le spiagge e le avventure naturali delle Filippine, Hong Kong rappresenta un cambio di ritmo affascinante, con una vitalità urbana travolgente e panorami mozzafiato come quelli dal Victoria Peak o durante lo spettacolo di luci della baia di Victoria. È l’abbinamento perfetto per chi vuole completare un viaggio tropicale con un tocco di energia cosmopolita e cultura orientale.
Verso la prossima avventura: dalle Filippine a Hong Kong
Da Cebu City a Hong Kong, il racconto della prossima settimana


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