Hong Kong: una metropoli verticale unica tra Oriente e Occidente
Entriamo quasi in Cina
Ci eravamo lasciati a Panglao e Bohol: mare cristallino, sabbia bianca, ritmi lenti e quell’atmosfera da isola tropicale capace di farti dimenticare completamente l’orologio. Qui il link per recuperare la pubblicazione sulle Filippine.
Poi è arrivato il momento di salutare le Filippine e di rimetterci in viaggio. Abbiamo scelto di prendere un ferry per Cebu City (circa 2 ore di navigazione), fermarci lì una notte e il giorno dopo ripartire con un volo diretto per Hong Kong. Una soluzione pratica che ci ha permesso di evitare scali inutili e di prendercela con più calma.
I collegamenti marittimi tra le isole filippine sono frequenti e ben organizzati: ogni giorno diverse compagnie operano tratte tra Panglao/Tagbilaran e Cebu con fast craft che impiegano circa due ore. I prezzi sono contenuti e si può scegliere tra classe turistica e business (link al sito). Il nostro ferry è stato puntualissimo e la procedura è quasi aeroportuale: si effettua il check-in dei bagagli e si ritirano solo all’arrivo. Nei porti conviene presentarsi con un po’ di anticipo perché spesso c’è un controllo di sicurezza e talvolta si paga una piccola tassa portuale in contanti.
Arrivati a Cebu nel tardo pomeriggio, prendiamo un taxi e raggiungiamo il Fili Hotel at NUSTAR Cebu. Cento euro in due per un cinque stelle davvero incredibile: camera al 27° piano con vista mare, vasca, palestra, casinò e ogni comfort possibile. Per una notte abbiamo deciso di concederci questo piccolo lusso per salutare un Paese che ci ha accolto con un calore straordinario e che porteremo a lungo nel cuore.
Cebu City non è una città particolarmente elegante o ordinata, ma è un hub fondamentale delle Visayas: caotica, trafficata, autentica. Qui si respira la vera vita urbana filippina. Se si ha tempo, si possono visitare la Basilica del Santo Niño, il Fort San Pedro e il Carbon Market.
Noi abbiamo fatto solo un rapido giro — non è una città particolarmente graziosa o pulita, ma per noi era semplicemente un punto d’appoggio — poi ci siamo goduti la serata in hotel. Avremmo anche fatto una puntatina al casinò se avessimo avuto più contanti.
La mattina seguente colazione con un ottimo brownie da Dessert Factory - Il Corso, checkout verso le 10:30 e navetta gratuita dell’hotel per l’aeroporto (comodissima, parte ogni ora). Arriviamo, volo in orario e si parte: prossima destinazione, Hong Kong (3 ore di volo). ✈️




Un arrivo di impatto
Per questa tappa avevo aspettative altissime — e sono state ampiamente superate. Appena atterri capisci subito di essere arrivato in una città ricca, avanzata, velocissima: auto elettriche ovunque, grattacieli che occupano ogni metro quadrato, un flusso continuo di persone. Hong Kong è un concentrato di verticalità: skyline iconico, trasporti impeccabili, energia costante. È una delle capitali finanziarie più importanti al mondo e lo percepisci immediatamente.
Avevo prenotato su Booking.com il transfer e in aeroporto ci viene a prendere una Tesla (25 euro in due) per portarci al Mondrian Hong Kong. Mai scelta fu più azzeccata: vista incredibile sulla baia, camere non enormi ma funzionali e posizione perfettamente collegata all’isola di Hong Kong tramite metro.
L’aeroporto è connesso al centro in modo eccellente grazie all’Airport Express, ma il transfer privato è stato comodissimo. La rete MTR è intuitiva, pulita e puntualissima: conviene acquistare la Octopus Card per muoversi agilmente su metro, bus e traghetti.
A Hong Kong ci sono due cose da mettere in conto: prenderai la metro tantissime volte e camminerai ancora di più. La città si sviluppa su più livelli, tra scale mobili — come quelle iconiche di Central–Mid-Levels Escalator — passerelle sopraelevate e quartieri densissimi che sembrano non finire mai.
La prima sera, percorrendo la strada verso l’hotel, ci ritroviamo immersi in un’esplosione di luci, led e costruzioni avveniristiche. Una metropoli che urla Cina da ogni angolo — ma una Cina capitalista, con McDonald’s ogni due metri e catene occidentali simbolo del nostro consumismo. Eppure, accanto a questo, sopravvive un’anima diversa: mercati tradizionali, dim sum autentici, templi nascosti tra i grattacieli, tram storici a due piani che attraversano l’isola.
Hong Kong è un equilibrio unico tra Oriente e Occidente. Ex colonia britannica fino al 1997, oggi Regione Amministrativa Speciale della Cina, conserva un’identità ibrida e affascinante. Si può salire al Victoria Peak per una vista spettacolare sulla baia, attraversarla a bordo dello Star Ferry, esplorare quartieri come Tsim Sha Tsui, Central e Sheung Wan, oppure rifugiarsi nella natura dei sentieri panoramici come il Dragon's Back.
Quello che trovo davvero affascinante è la sua storia: commerci, colonizzazione, guerre dell’oppio, boom finanziario, trasformazioni rapidissime. Una città che cambia alla velocità della luce ma che conserva ancora angoli di tradizione autentica, templi profumati di incenso e mercati rumorosi sospesi nel tempo.
E noi siamo solo all’inizio.


🌆 Oltre 7,4 milioni di abitanti concentrati in poco più di 1,100 km²: una delle aree urbane più dense al mondo.
🏙️ Più di 9,000 grattacieli (edifici oltre i 14 piani): è la città con il maggior numero al mondo, più di New York.
💰 È tra i principali hub finanziari globali, insieme a città come New York City e London.
✈️ L’Hong Kong International Airport è regolarmente classificato tra i migliori aeroporti al mondo ed è uno dei più trafficati per cargo internazionale.
🚇 La rete MTR trasporta milioni di passeggeri al giorno ed è considerata tra le più efficienti e puntuali al mondo.
🌿 Circa il 40% del territorio è composto da parchi naturali e aree protette: una metropoli verticale circondata da natura e sentieri panoramici.
⚖️ È stata colonia britannica per 156 anni (1841–1997) prima di tornare alla Cina come Regione Amministrativa Speciale.
🏦 Ha una delle economie più libere e orientate al mercato dell’Asia, con una delle più alte concentrazioni di sedi bancarie internazionali.
🛳️ Lo storico Star Ferry attraversa il Victoria Harbour dal 1888 ed è ancora oggi uno dei simboli della città.


Il nostro hotel: Mondrian Hong Kong (link)
Il Mondrian Hong Kong è un hotel di design moderno e vivace situato nel cuore del quartiere di Tsim Sha Tsui, a pochi passi dalla metro e con collegamenti immediati a tutte le principali attrazioni della città. Aperto nel 2023 all’interno di un edificio iconico di 40 piani che domina lo skyline di Kowloon, con 324 camere sofisticate che offrono viste spettacolari sulla baia di Victoria Harbour e sulla città.
Gli spazi interni sono curati come vere e proprie installazioni d’arte, con arredi contemporanei e tocchi creativi che evocano l’energia e la cultura locale. All’interno vi aspettano anche ristoranti e bar di alto livello — tra cui il ristorante italiano “Carna by Dario Cecchini” e il bar “Avoca” con cocktail innovativi — oltre a servizi moderni come palestra e ambienti social dinamici.
La posizione strategica a Tsim Sha Tsui permette di raggiungere facilmente il Victoria Harbour, il West Kowloon Cultural District, negozi, ristoranti e attrazioni, rendendolo un punto di partenza perfetto per esplorare Hong Kong.



ADDRESS
8A Hart Avenue Tsim Sha Tsui, Kowloon
LOCATION
30 minute di macchina dall'aeroporto
25 minuti di cammino dalla stazione dei treni di West Kowloon
4 minuti di cammino dalla stazione metro di Tsim Sha Tsui
Giorno 1
Prima parte (link)
La giornata a Hong Kong inizia con una colazione veloce da NOC Coffee Co. a Tsim Sha Tsui, dove un buon caffè e qualcosa da mangiare bastano per partire con energia. Subito dopo, vale la pena fare una passeggiata lungo il lungomare di Tsim Sha Tsui, da cui si gode una vista diretta su Victoria Harbour e sullo skyline di Hong Kong Island. La traversata sul Star Ferry verso Central è breve ma intensa: pochi minuti sul ponte ti permettono di ammirare le torri del distretto finanziario e di capire subito l’imponenza della città.
Arrivati a Central, l' Hong Kong Maritime Museum è un’ottima prima tappa per inquadrare la storia marittima della città: dai commerci storici al ruolo strategico di Hong Kong nel commercio asiatico, le esposizioni aiutano a capire perché questa città si sia sviluppata così intensamente. A pochi passi, Exchange Square mostra il volto più moderno e finanziario di Hong Kong, con piazze aperte e grattacieli che raccontano l’importanza economica della città.
Da qui si sale sulla Central–Mid-Levels Escalator, la scala mobile coperta più lunga del mondo, che attraversa Soho e zone residenziali. Lungo il percorso si passa accanto a ristoranti, caffè e murales, e si ha un’ottima occasione per osservare la vita quotidiana dei residenti senza fare troppa fatica. Poco dopo si raggiunge il Man Mo Temple su Hollywood Road, un tempio taoista del XIX secolo dedicato alla letteratura e alla guerra. Le grandi spirali di incenso sospese al soffitto creano un’atmosfera particolare e rappresentano un interessante contrasto con le strade moderne circostanti.
Continuando, il Dr Sun Yat-sen Museum offre uno scorcio sulla storia moderna cinese e sul ruolo di Hong Kong nei movimenti rivoluzionari del primo ‘900, mentre la Jamia Mosque, la moschea più antica della città, mostra un lato più multiculturale e meno conosciuto dell'isola. L’esplorazione prosegue lungo le stradine interne fino al Graham Street Market, un mercato tradizionale dove frutta, verdura, carne e pesce raccontano la vita quotidiana dei locali, molto diversa dal lusso dei grattacieli appena lasciati alle spalle.
A chiudere il percorso, il HSBC Main Building, progettato da Norman Foster, rappresenta un esempio di architettura moderna e funzionale, con la sua struttura modulare e la grande piazza aperta che simboleggiano la potenza bancaria della città.


Seconda parte (link)
Dopo aver esplorato l’HSBC Main Building, puoi continuare a piedi verso il Lippo Centre, le due torri con una forma insolita e angoli sfaccettati, facilmente riconoscibili per la loro architettura moderna e quasi “scultorea”. Anche se non si entra, vale la pena fermarsi qualche minuto all’esterno per osservare la forma di questi edifici che richiama l'immagine dei panda aggrappati ai tronchi degli alberi.
Proseguendo, ti imbatti in un’oasi di verde: Hong Kong Park. Il parco è sorprendente per chi si aspetta solo cemento e grattacieli, con sentieri, laghetti, ponti e una piccola cascata artificiale. Al suo interno si trova il Flagstaff House Museum of Tea Ware, un edificio storico dedicato alla cultura del tè. Qui puoi vedere collezioni di teiere antiche, strumenti per la cerimonia del tè e pannelli che spiegano le tradizioni cinesi legate a questa bevanda, utile per contestualizzare l’importanza del tè nella storia commerciale e sociale di Hong Kong.
Uscendo dal parco, una breve passeggiata porta all’Asia Society Hong Kong Center, un’istituzione culturale che ospita mostre, conferenze e programmi dedicati all’Asia contemporanea. Anche solo visitare la struttura e gli spazi esterni offre uno sguardo sulla vita culturale della città, diversa dall’aspetto finanziario di Central.
Continuando verso Wan Chai, puoi fare una sosta a Southorn Playground, un’area aperta frequentata dai residenti per sport e attività quotidiane. È interessante vedere la città dal punto di vista di chi ci vive, con ragazzi che giocano a basket, persone che fanno tai chi e mercatini locali improvvisati. Nelle vicinanze si trova il Wan Chai Pak Tai Temple, un piccolo tempio storico dedicato a Pak Tai. L’edificio, semplice ma curato, mostra l’importanza della religione e delle tradizioni locali anche in un quartiere così urbano e commerciale.
Da qui puoi spostarti verso Victoria Park, uno dei parchi più grandi e frequentati di Hong Kong. Poco distante, a Causeway Bay, trovi il Tin Hau Temple, dedicato alla dea protettrice dei pescatori.
Se alloggi come noi a Tsim Sha Tsui per tornare da lì puoi prendere la MTR dalla stazione Tin Hau (Island Line, linea blu) in direzione Admiralty. A Admiralty cambi linea sulla Tsuen Wan Line (linea rossa) e scendi a Tsim Sha Tsui, in pochi minuti sarai di nuovo nella zona del lungomare o vicino al tuo hotel. Questo permette di risparmiare tempo e di evitare la lunga camminata a piedi.
Dopo essere tornati in albergo a Tsim Sha Tsui, ci siamo riposati qualche ora per ricaricare le energie e prepararci alla seconda parte della serata. Una volta pronti, siamo usciti di nuovo per esplorare Kowloon di sera, partendo dal cuore di Tsim Sha Tsui e seguendo le vie più vivaci della città.
Abbiamo iniziato la camminata lungo Nathan Road, la lunga arteria principale illuminata dalle insegne al neon e animata da persone che passeggiano, fanno acquisti o si fermano nei ristoranti. Man mano che ci spostavamo verso nord, i grattacieli lasciavano spazio a negozi più piccoli e a un ritmo più frenetico, fino a raggiungere il famoso Ladies’ Market, dove le bancarelle piene di abbigliamento e accessori a prezzi da contrattare invadono i marciapiedi. Qui abbiamo potuto osservare bene la vita notturna di Kowloon: venditori che attirano clienti, turisti curiosi e residenti intenti a fare shopping.
Proseguendo, le vie diventavano ancora più caratteristiche: tra Sneakers Street e Portland Street abbiamo visto negozi specializzati in scarpe, moda urbana e articoli sportivi, con l’atmosfera tipica dei quartieri più popolari di Hong Kong. Poco oltre abbiamo incontrato Goldfish Street e Flower Market Road, più tranquilli e in piacevole contrasto con le luci al neon delle strade commerciali.
La serata si è conclusa al Temple Street Night Market, a Jordan: uno dei mercati notturni più iconici della città, attivo dagli anni ’20 e lungo quasi un chilometro. Qui, tra oltre 100 bancarelle, trovi di tutto — street food fumante, gadget improbabili, tè, spezie, cartomanti e piccoli templi improvvisati sotto i neon.
La cosa che colpisce davvero è la densità di persone: Hong Kong conta circa 7,4 milioni di abitanti concentrati in poco più di 1,100 km² ed è considerata una delle aree urbane più dense al mondo. E in un luogo come questo lo percepisci fisicamente. La folla è continua, compatta, travolgente: si cammina a passo lento, ci si incastra tra i banchetti e bisogna letteralmente farsi spazio per avanzare. La calca che si forma ai semafori è impressionante.
Devo dire che questo quartiere è affascinante, pieno di energia e vita… ma anche piuttosto sfiancante. È un continuo susseguirsi di luci, rumori, persone, stimoli: non c’è mai una pausa, mai un momento davvero silenzioso. La cosa curiosa è che c’è sempre così tanta gente ovunque — a qualsiasi ora — che quando sono tornata a Milano la mia città mi è sembrata quasi… deserta. Un silenzio irreale, a confronto con quel flusso umano costante a cui, in pochi giorni, ti abitui senza nemmeno accorgertene.
Terza parte (link)




Giorno 2


Pomeriggio
Nel pomeriggio abbiamo lasciato Hong Kong per fare una gita a Macao, l’ex colonia portoghese famosa per i suoi casinò, le strade coloniali e la cucina unica che mescola tradizione cinese e portoghese. La traversata in ferry è veloce e comoda, e appena arrivati ci siamo immersi subito nelle vie storiche, tra piazze acciottolate, chiese e pasticcerie dove assaggiare i celebri pastéis de nata.
Abbiamo esplorato i quartieri principali a piedi, tra Senado Square, le rovine di San Paolo e i vicoli pieni di negozi e ristoranti locali, cercando di assaporare sia la dimensione turistica sia quella quotidiana della città. Anche se la giornata è stata intensa, è stato affascinante vedere come Macao unisca elementi europei e cinesi in modo così naturale.
Per chi fosse curiosa di scoprire tutti i dettagli del nostro giro a Macao, le curiosità culinarie, i consigli pratici per i trasporti e i luoghi da non perdere, scriverò un blog dedicato che uscirà la prossima settimana: sarà una guida completa e pronta da seguire per chi vuole visitarla in giornata o durante un pomeriggio come noi.
Mattina
Il secondo giorno a Hong Kong lo abbiamo iniziato con una delle esperienze più iconiche della città: salire al Victoria Peak. Abbiamo deciso di partire al mattino presto, poco prima delle 7:30, orario in cui apre il Peak Tram, così da evitare le code e godere del panorama con una folla minima. Arrivati alla stazione del Peak Tram a Central, abbiamo preso la funicolare storica che sale lungo la collina ripida. La pendenza è notevole e già durante la salita il panorama sui grattacieli che si allontanano è spettacolare.
Una volta in cima, siamo saliti sulla Sky Terrace 428, il punto panoramico più alto del Victoria Peak. Da qui si vede tutta Hong Kong: Victoria Harbour, Hong Kong Island e Kowloon si estendono davanti a noi, le torri si riflettono sull’acqua e i traghetti attraversano il porto. Al mattino, la luce è chiara e nitida, perfetta per scattare foto senza la folla che si forma più tardi. Anche se comunque la calca di persone qua non ti abbandona mai.
Dopo aver ammirato il panorama, abbiamo percorso un tratto del Peak Circle Walk, un sentiero circolare di circa 3,5 km che offre viste diverse sulla città e scorci di vegetazione rigogliosa. Il percorso è semplice e ben segnalato, ideale per una passeggiata tranquilla lontano dal caos urbano.
Una raccomandazione: arrivate presto al Peak: dopo le 9:30–10:00 le code diventano molto lunghe anche solo per prendere il tram e la piattaforma panoramica si riempie rapidamente, soprattutto nei weekend e nei giorni festivi.
Giorno 3
Il terzo giorno lo abbiamo dedicato a Lantau Island, la più grande isola di Hong Kong, famosa per i suoi paesaggi naturali, il Big Buddha (Tian Tan Buddha) e il villaggio di Ngong Ping. Abbiamo deciso di partire presto la mattina per sfruttare al massimo il tempo e godere dei panorami senza la folla.
Per raggiungere Lantau Island (link) abbiamo preso la MTR fino alla stazione Tung Chung (Island Line fino a Admiralty e poi la Tung Chung Line, linea arancione, fino alla stazione finale). Da lì, abbiamo proseguito con la Ngong Ping 360 Cable Car, una cabinovia panoramica che in circa 25 minuti ci ha portati direttamente al villaggio di Ngong Ping. Le cabine offrono una vista spettacolare sull’isola, sulle montagne e sul mare. Non consigliamo di scegliere le cabine con il pavimento in vetro, costano di più e non definirei l’esperienza più immersiva. Vi consiglio di arrivare la mattina non troppo tardi per evitare lunghe code per l’ovovia.
Arrivati a Ngong Ping, il primo punto che abbiamo visitato è stato il Big Buddha, una gigantesca statua di bronzo alta 34 metri. Completato nel 1993 dopo 12 anni di progettazione e costruzione, questa gigantesca statua in bronzo pesante circa 250 tonnellate è un capolavoro di ingegneria e spiritualità. Rappresenta Buddha Shakyamuni e simboleggia l’armonia tra uomo e natura, tra gli uomini e la religione.
Il nome “Tian Tan” deriva dall’Altar del Cielo a Pechino a cui la statua si ispira per la piattaforma circolare su cui poggia. Per raggiungere la statua si salgono 268 gradini che conducono a una piattaforma panoramica: lungo il percorso si possono ammirare sei statue di bronzo raffiguranti i “offering of the Six Devas” che portano doni simbolici come fiori, incenso e frutti in segno di devozione.
Il vicino Po Lin Monastery è uno dei più importanti centri buddhisti di Hong Kong e un luogo intriso di spiritualità e storia. Fondato nel 1906 da tre monaci cinesi, il monastero è famoso per la sua architettura tradizionale, i tetti decorati con draghi e le sale riccamente affrescate. Con il tempo è diventato un punto di pellegrinaggio per fedeli e visitatori che qui trovano non solo un luogo di preghiera ma anche un’oasi di pace immersa nella natura. All’interno si possono ammirare statue di Buddha, sale di meditazione e corridoi ricchi di calligrafie e sculture lignee.
Il monastero è anche noto per la cucina vegetariana del Po Lin Vegetarian Restaurant, frequentato da monaci e turisti, dove è possibile gustare piatti tradizionali preparati secondo la filosofia buddhista.
Dopo aver visitato il Buddha e il monastero, ci siamo addentrati nel Ngong Ping Village, un piccolo villaggio turistico con negozi di souvenir, caffè e ristoranti. L’atmosfera è molto diversa dalla frenesia di Hong Kong Island: le strade sono ampie, pedonali e tranquille, perfette per una passeggiata e qualche foto.
Per chi vuole spostarsi ulteriormente, Lantau offre diversi sentieri escursionistici ad esempio un breve tratto panoramico che collega il villaggio al Wisdom Path, un percorso spirituale con grandi colonne in legno che riportano versi del Sutra del Cuore. La camminata è facile e regala un’esperienza immersiva nella natura dell’isola.
Si trattava dell'ultima tappa del viaggio...armati di ciambella consolatoria, prima di recarci in aeroporto, abbiamo fantasticato su come avremmo voluto continuasse il nostro tour asiatico. Di solito, questo per me è tipico ma decisamente non per Marco che in altre circostanze sarebbe già stato proiettato sulle incombenze a cui dedicarsi al rientro. Credo che il suo diverso atteggiamento dica tutto!
è stata davvero una meravigliosa epopea.
I dettagli tristi e noiosi del ritorno in Italia ve li risparmio :)




Dove consiglio di mangiare?
Dalla cucina stellata più economica al mondo, ad un po' di sana italianità, per concludere con una bella brioche che non guasta mai!
Tim Ho Wan (Central) è una rinomata casa di dim sum situata all’interno della stazione MTR di Hong Kong, nel cuore di Central. È una delle sedi del celebre marchio di Hong Kong premiato con la stella Michelin, famoso per offrire dim sum di alta qualità a prezzi accessibili.
Fondato originariamente a Sham Shui Po da chef veterani del Lung King Heen, Tim Ho Wan è diventato celebre come “il ristorante stellato Michelin più economico al mondo”.
Il menu propone classici come gli ha jiao (ravioli di gamberi al vapore), i siu mai (ravioli di maiale e gamberi), il riso appiccicoso nella foglia di loto e soprattutto i leggendari panini al forno con maiale BBQ — croccanti all’esterno e dolcemente salati all’interno.
Le tre sedi:
Tim Ho Wan (Central) – sede centrale accessibile da Hong Kong Station, ideale per chi si trova nel cuore finanziario della città.
Tim Ho Wan – punto vendita all’interno di Olympian City 2 a Tai Kok Tsui.
Tim Ho Wan (West Kowloon Station) – sede situata nella West Kowloon Station a Tsim Sha Tsui.


Pici è una catena di ristoranti italiani a Hong Kong specializzata in pasta fresca fatta a mano. Il concept è semplice: menu essenziale, produzione quotidiana di pasta artigianale e piatti della tradizione italiana rivisitati in chiave contemporanea.
Il locale propone diversi formati di pasta – come pici, tagliatelle e pappardelle – serviti con sughi classici (ragù, cacio e pepe, funghi, tartufo) e alcune proposte stagionali. L’offerta comprende anche antipasti italiani, dessert come il tiramisù e una selezione di vini prevalentemente italiani.
Il menu pranzo di Pici è proposto in formula set lunch a prezzo fisso, generalmente a partire da circa HK$178–188 (21–22 €) a persona, e include un antipasto, un piatto di pasta fresca fatta a mano e un dessert; tra le opzioni più comuni figurano antipasti come vitello tonnato o polpette, diverse tipologie di pasta come pappardelle al ragù, tagliatelle all’amatriciana, pasta con ’nduja o al tartufo, e dolci come il tiramisù, con variazioni stagionali e leggere differenze di prezzo a seconda della sede (Central, Tsim Sha Tsui, Causeway)ay...).
Maison Kayser Tsim Sha Tsui, Maison Kayser Wanchai, MAISON KAYSER Sheung Wan Shop, Maison Kayser Wong Chuk Hang, Maison Kayser Sai Ying Pun, MAISON KAYSER Mid-Levels Shop, Maison Kayser West Kowloon, Maison Kayser Happy Valley e altre sedi sono panetterie e café francesi presenti in diverse zone di Hong Kong che fanno parte della rete internazionale fondata dal panettiere francese Éric Kayser nel 1996. Maison Kayser si concentra su prodotti da forno artigianali preparati quotidianamente con lievito naturale e lunghi tempi di fermentazione per ottenere pane, viennoiserie e pasticceria di stile francese tradizionale.
La proposta tipica include pane rustico, baguette, croissant, pasticcini, quiche, sandwich e insalate, oltre a caffè e bevande, ed è pensata sia per consumo in loco che da asporto; alcune sedi offrono anche pranzi leggeri con piatti freddi o panini.
Queste bakery-café sono apprezzate per la qualità delle loro boulangerie e pasticceria francesi, richiamando tecniche tradizionali di panificazione con ingredienti selezionati e fermentazione naturale, pur adattandosi al contesto urbano di Hong Kong.




Con il ritorno in Italia, ci siamo trovati a fare un bilancio di un viaggio davvero unico, che ci ha portato attraverso mondi molto diversi tra loro. Dagli Emirati Arabi, con le loro architetture futuristiche, i deserti dorati e il lusso dei grattacieli di Dubai e Abu Dhabi, fino alle Filippine, dove le spiagge incontaminate, le acque turchesi e i paesaggi tropicali ci hanno regalato momenti di pura immersione nella natura e nella lentezza dei villaggi locali.
Poi c’è stata la parte urbana e culturale dell’itinerario: Hong Kong, con il suo incredibile mix di modernità e tradizione, i mercati vivaci, i templi storici, i grattacieli che riflettono il cielo sul porto e i panorami spettacolari dal Victoria Peak. E non potevamo dimenticare la gita a Macao, dove l’influenza portoghese si mescola alla cultura cinese in un’atmosfera unica, tra chiese barocche, vicoli acciottolati e i casinò che raccontano un lato più glamour e internazionale della città.
Questo viaggio ci ha permesso di vivere una gamma incredibile di esperienze: dall’avventura e il relax, al contatto con culture e tradizioni diverse, fino all’energia delle metropoli più dinamiche del mondo. Ogni luogo visitato ci ha lasciato qualcosa di diverso: le Filippine ci hanno ricordato la bellezza semplice della natura incontaminata, gli Emirati la potenza architettonica e culturale di città nate dal nulla, Hong Kong l’equilibrio tra storia e modernità, e Macao la fusione di mondi lontani ma complementari.
Tornare a casa significa portare con sé non solo fotografie e souvenir, ma anche ricordi vividi di paesaggi, sapori, suoni e incontri con persone locali, elementi che rendono ogni viaggio indimenticabile. E, senza dubbio, questa esperienza resterà tra quelle che ci hanno più arricchito, con la consapevolezza che ogni angolo del mondo ha un’anima da scoprire, basta avere tempo, curiosità e voglia di immergersi.


Un ultimo bilancio
Tre religioni un viaggio
Guardando indietro a questo viaggio, una delle cose che ci ha colpito maggiormente è stata la varietà di religioni e pratiche spirituali che abbiamo incontrato lungo il percorso. Dagli imponenti moschee degli Emirati, simboli di una fede radicata e visibile in ogni angolo di città come Abu Dhabi e Dubai, alle piccole chiese cattoliche sparse nelle Filippine, dove la religione permea la vita quotidiana dei villaggi e degli abitanti, abbiamo potuto osservare quanto profondamente le credenze influenzino l’architettura, le abitudini e la cultura locale.
A Hong Kong, la coesistenza è ancora più evidente: abbiamo visitato templi taoisti come il Man Mo Temple, il Dr Sun Yat-sen Museum, simboli della storia moderna cinese, la Jamia Mosque, la moschea più antica della città, e mercati tradizionali dove si intrecciano pratiche culturali e spirituali. Ogni luogo racconta una religione, una comunità e un modo diverso di vivere la città, mostrando come la spiritualità sia parte integrante della vita urbana.
Anche a Macao si percepisce questa fusione: le chiese coloniali portoghesi convivono con templi cinesi, creando un tessuto urbano unico dove la religione è visibile nei vicoli, nelle piazze e negli edifici storici come i fari che tanto fanno venire nostalgia dell'Algarve.
Per concludere, mi torna in mente quella piazza di Abu Dhabi, davanti al Louvre Abu Dhabi, nel Cultural District, dove una moschea, una sinagoga e una chiesa si affacciano l’una sull’altra, in un silenzioso dialogo di rispetto reciproco. In fondo, non importa in cosa si creda: ciò che conta davvero è la capacità di rispettarsi a vicenda.
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